domenica 18 novembre 2007

Il laghetto di ghiaccio

E' bello visitare i boschi quando è quasi inverno. Gli alberi sono quasi spogli ed hanno perso i caratteristici pigmenti del colore del fuoco e del sole, che rendono così affascinante l'autunno. Ora il bosco si sta preparando per andare a dormire, spogliandosi e facendo pulizia...un po' come facciamo noi prima di andare a letto.
Camminare in un frusciante tappeto morbido non ci permette di passare inosservati, avvertendo gli abitanti del bosco che si danno immediatamente alla fuga.

Soltanto un quarto d'ora di strada ci separa dal caos di Varese, brulicante di automobili e file di persone ai negozi ed ipermercati. Non c'è un'anima viva...forse per il freddo pungente, che rende buffi naso e guance?
Siamo passati dalla pianura alla montagna in pochi minuti, come salendo su di una scala a chiocciola siamo arrivati in una terrazza di terra e roccia, dalla quale si può osservare il lago Maggiore. Il grande lago azzurro nel silenzio regala pace.

Una serie di uomini dallo sguardo ruvido, vestiti di verde scuro mimetico e con la morte sulle spalle, ci distrae dalla bellezza del luogo.
Facciamo molto rumore, così non prenderanno nessuno...
Ormai lontani dallo spiacevole incontro, soli con il bosco assaporiamo ogni cinguettio, battito d'ali con l'odore di vita e di terra nell'aria che si muove sopra ai nostri piedi.

Il nostro pranzo è in un lussuoso ristorante con vista mozzafiato sul lago. Il pavimento di aghi di pino, il soffitto è una cupola di fronde e spiragli di cielo blu terso. Il panino al patè di tofu alle olive e insalata multicolore è ancora croccante ed è gustoso.
Ospite della mensa è un bellissimo picchio, un po' timido e riservato in realtà, perché dopo averci visto, si è spostato in fondo alla sala per banchettare da solo.
Lasciamo due nocciole selvatiche per ringraziare dell'ospitalità, sperando di far felice un'altra coppia di scoiattoli affamati, come eravamo noi prima di riempirci la pancia.

Proseguiamo il cammino che si fa ripido, in mezzo al bosco di faggi e betulle. Ad ogni passo è un po' più verde, dove fanno capolino le lunghe vesti degli abeti.
Più in alto gli alberi si diradano. Si vede il cielo, è una radura.

Non facciamo in tempo a renderci conto di esser giunti in grande spazio aperto, che due grandi uccelli del color della terra, con una pennellata di cielo sul dorso, si levano in aria a pochi metri dalla nostra presenza, protestando infastiditi con la loro voce gracchiante.
Lo spazio si apre a cerchio davanti a noi, nella distesa verde pallido giace un bellissimo specchio d'acqua argenteo. Il piccolo lago solitario è già di ghiaccio, duro come il cristallo. La sua superficie è resa irregolare dalle increspature dell'acqua che sembra essersi congelata in un solo istante, conservando nel tempo il ricordo del dolce ondeggiare.
Scivoliamo come due bambini, facendo le giravolte.

Ascoltiamo il vento, guardiamo gli uccelli, chiudiamo gli occhi...

Laghetto di ghiaccio,
in quel luogo senza tempo ti ricorderò, abbracciato dagli abeti e dalle dolci curve della radura.
Come tu, immobile nel ghiaccio, conservi quelle grandi e piccole bolle che decorano il tuo abito,
il mio ricordo rimarrà immutato, rifugiato per sempre in me.
Il ricordo di aver giocato insieme, il ricordo del silenzio e della pace della tua dimora, in cui hai saputo accoglierci e donarci un istante di eternità.














Foto di Luca Pivotto

domenica 11 novembre 2007

Marmotta

La tua casa è un buco
tra le rocce sui monti
vicino al dirupo
Annusi l'aria e stai all'erta
ti sdrai al sole
e te ne stai assorta
Ascolti dei monti
il dolce canto
fin quando le orecchie
in un solo momento
dello straniero odono
il pesante passo
e in fretta il tuo manto
ritiri sotto al sasso

Foto di Luca Pivotto