martedì 18 settembre 2007

Vita lenta

Passano gli anni ma non passa la sensazione che ci sia qualcosa che non va.
Mi sento felice e fortunata di poter assaporare questa dolcezza ma quando mi fermo e ripercorro i miei movimenti nella vita, sento un retrogusto amaro in gola. Penso al futuro e al salto che dovrei fare dopo l’università e la cosiddetta “entrata in società” mi spaventa come l’uomo nero. Mi vien voglia di puntare i piedi come una bambina piccola “non ho voglia!” Non ho voglia di dare in pasto il 50% della mia vita come una delle tante pecorelle, stressandomi anche per il poco tempo libero, per ottimizzarlo al meglio e non sprecarlo. Il problema è proprio il tempo, il modo di vivere i minuti, le ore, gli anni. Il tempo biologico che si deve sottomettere al tempo produttivo…mi viene in mente Charlie Chaplin in “Tempi Moderni” e l’alienazione dell’uomo-operaio, ma non è proprio quello che voglio intendere. Bensì all’uomo che si abitua a vivere alienato e a correre come un treno per il beneficio della catena lavoro-consumo-morte, e che lo accetta e non riesce ad immaginarsi alternative. L’uomo ha forse smesso di immaginare? Oppure il suo immaginario di sogni, desideri, possibilità ha finalmente raggiunto il culmine dell’evoluzione identificandosi con quello pubblicitario?